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TRAMONTO DELL’EURO: ANCHE ”L’ULTIMO GIAPPONESE” ZINGALES S’ARRENDE: ”TORNI LA LIRA, SE NON C’E’ POLITICA FISCALE COMUNE”

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TRAMONTO DELL’EURO: ANCHE ”L’ULTIMO GIAPPONESE” ZINGALES S’ARRENDE: ”TORNI LA LIRA, SE NON C’E’ POLITICA FISCALE COMUNE”

lira“O introduciamo una politica fiscale comune che aiuti i paesi in difficoltà o dobbiamo recuperare la nostra flessibilità di cambio”, ovvero dobbiamo tornare alla lira. Parole di Bagnai, di Borghi, di Rinaldi? Nessuno di loro: a pronunciare questa frase è stato niente popò di meno che Luigi Zingales, l’economista telegenico che piace alla gente che piace, da sempre vicino alla sinistra al caviale.

Sì, cari lettori, lo stesso Zingales che nel 2014 spaventava dalle colonne dei media gli italiani mostrando un futuro da Argentina qualora l’italico stivale fosse uscito dall’euro e che affermava nello stesso articolo “Io non auspico un’uscita dall’euro”. Ed è sempre lo Zingales che a giugno di quest’anno (3 mesi fa, non 3 secoli), consigliava all’Italia di chiedere la crisi sistemica e l’arrivo della troika.

Una bella inversione a U per l’economista dal capello curato che piace ai salotti buoni, che compie con innata disinvoltura ed eleganza.

Come diceva Lowell “solo i morti e gli stupidi non cambiano mai idea”, ed è anzi segnale di intelligenza correggere la propria opinione quando ci si rende conto che è errata.

Tuttavia ci sia consentito far notare che se Zingales se ne fosse accorto qualche anno prima, forse l’italico stivale non sarebbe ridotto ad un cumulo di macerie economicamente e socialmente parlando.

D’altra parte è fin troppo evidente che l’euro così come è concepito, ovvero come semplice rapporto di cambi fissi tra monete nazionali e non come una vera moneta, è destinato a saltare, come è sempre accaduto alle unioni monetarie nella storia.

Sì, perché l’euro non è una vera moneta, poichè per esserlo dovrebbe prevedere un unico bilancio pubblico, un solo debito pubblico e soprattutto politiche redistributive tra le diverse aree per bilanciare la differente capacità produttiva ed economica. Nulla di tutto questo è presente nell’eurozona. Il punto è che questa situazione è presente fin dalla nascita dell’euro e quindi Zingales e con lui molti altri economisti e politici, avrebbero dovuto aver ben chiaro fin dall’inizio che si sarebbe andati incontro al disastro.

Se lo sapevano e hanno “venduto” una cosa per un’altra erano palesemente in malafede e dovrebbero essere cacciati a pedate nel sedere; se al contrario erano in buona fede, hanno dimostrato di mancare delle basi del pensiero economico e quindi dovrebbero, in un sussulto di dignità, abbandonare gli incarichi che ricoprono.

Appare quindi ormai evidente che l’euro deve essere smantellato se vogliamo garantire un futuro al continente e in particolare all’Italia.

In caso di ritorno alla lira cosa accadrebbe? Il rapporto di cambio, in particolare con l’euro-marco (perché l’euro in realtà è un marco tedesco mascherato), andrebbe a riequilibrarsi, con una svalutazione di circa il 20-30%. Questo cosa significherebbe? Semplice: i nostri prodotti diventerebbero più competitivi nei mercati internazionali e pure in quello interno, dato che, ad esempio, quelli tedeschi vedrebbero lievitare i propri prezzi appunto di un 20-30%. Questo permetterebbe di far ripartire le nostre industrie e la nostra occupazione.

Del pari i turisti stranieri troverebbero più conveniente venire a trascorrere le vacanze in Italia rispetto ad altri paesi. Il boom del turismo verso il Regno Unito dopo la svalutazione della sterlina post brexit e gli investimenti, ad esempio di Honda, sul suolo britannico vi dicono niente? A proposito, i media di regime hanno messo il silenziatore alla Brexit per evitare di farvi vedere che senza ue si sta magnificamente e che nessuna delle loro previsioni di breve periodo si sono verificate.

Il tutto dovrebbe essere unito al ritorno della sovranità monetaria, con la banca d’Italia nuovamente prestatore di ultima istanza riguardo il debito pubblico, sottraendo così l’emissione di titoli di stato dalle mani della speculazione internazionale cui oggi, al contrario, è soggetta non avendo una banca centrale degna di tal nome.

Fantascienza? Se pure un pasdaràn dell’euro come Zingales, da sempre ben considerato dalle èlites dominanti, arriva ad auspicare l’uscita dell’italico stivale dall’euro a meno di una vera moneta unica (cosa che i tedeschi hanno già dimostrato in ogni modo di non volere), significa che i tempi per la decomposizione della ue e della moneta unica si stanno avvicinando. Prima avverrà, meglio sarà.

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