domenica 26 febbraio, 2017
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SHOCK IN GERMANIA ESPLODE LA FURIA DEGLI IMMIGRATI: COLPISCONO CHI LI HA ACCOLTI

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SHOCK IN GERMANIA ESPLODE LA FURIA DEGLI IMMIGRATI: COLPISCONO CHI LI HA ACCOLTI

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AD ANSBACH IL TERZO ATTACCO IN POCHI GIORNI. L’ATTENTATORE È UN IMMIGRATO A CUI ERA STATA RESPINTA LA RICHIESTA DI ASILO. IL GOVERNO: “ATTO ATROCE DA CHI ERA VENUTO A CERCARE RIFUGIO”

La Germania è stata ferita da chi ha accolto. Ad Ansbach, ieri sera, un ordigno rudimentale azionato da un immigrato siriano avrebbe potuto provocare una vera e propria strage alla rassegna musicale che in questi giorni ospita fino a 2.500 persone.

Così non è stato. L’esplosione segna, tuttavia, l’ennesimo attacco a un Paese che ha aperto le proprie porte agli immigrati in fuga dallo Stato islamico. Nell’ultima settimana se ne contano almeno tre. Abbastanza per capire che le politiche dell’accoglienza sono un fallimento.

Il ministro dell’Interno bavarese, Joachim Herrmann, non esclude la possibilità che l’attacco di ieri sera a Ansbach, che ha provocato dodici feriti, possa essere di ispirazione islamista. “È un ulteriore terribile attacco che aumenterà le preoccupazioni crescenti per la sicurezza dei nostri cittadini – ha detto – dobbiamo fare tutto il possibile per prevenire la diffusione della violenza nel nostro Paese provocata da persone che sono venute qui per chiedere l’asilo politico”. Per la Baviera si tratta del terzo attentato in una settimana. L’attentatore che ha azionato la bomba è Mohammed Delel, un siriano 27enne che aveva fatto richiesta di asilo e aveva problemi psichiatrici. È morto nell’esplosione: voleva colpire un festival musicale, dove erano riunite oltre duemila persone, e ha tentato di entravi, ma è stato respinto perché non aveva il biglietto. Quindi, si è fatto saltare fuori da un bar. All’ordigno esplosivo, come spiega il vice commissario di polizia di Ansbach, Roman Fertinger, erano stati aggiunti frammenti di metallo, una tecnica usata solitamente dai jihadisti per aggravare le conseguenze dell’esplosione.

Mohammed Delel era arrivato in Germania due anni fa. L’anno scorso gli era stato respinto il diritto d’asilo. Aveva per due volte tentato di uccidersi ed era stato già ricoverato in un ospedale psichiatrico. Eppure si trovava ancora in Germania. “È terribile – ammette lo stesso Herrmann – che qualcuno che è venuto nel nostro Paese a cercare rifugio commetta un atto tanto atroce ferendo un numero così elevato di persone, alcune gravemente”. Le autorità tedesche non lo avevano ancora espulso per “la difficile situazione in Siria”. E così l’immigrato è stato libero di colpire. Pare che, quando ha deciso di farsi saltare in aria, avesse appena saputo che sarebbe stato espulso in Bulgaria. Un portavoce del ministero dell’Interno ha dovuto ammettere di “non essere in grado” di dire come mai l’espulsione non fosse stata già portata a termine.

Il numero di profughi sospettati di possibili legami con il terrorismo sono 410. La Bild, che cita i dati dalla Bka (la polizia federale criminale), sottolinea che si tratta di un significativo aumento rispetto ai 369 casi registrati a maggio. Di questi solo su 60 la polizia ha aperto un’indagine. E così succede che lunedì scorso quando sulla linea ferroviaria tra Wurzburg-Heidingsfeld e Ochsenfurt un rifugiato afgano di 17 anni, Muhammad Riyad, ha assalito con un’accetta i passeggeri all’urlo “Allahu Akbar”. E lo stesso è avvenuto ieri a Reutlingen dove un 21enne siriano ha ammazzato a colpi di machete una donna incinta. È il boomerang dell’accoglienza che si ritorce contro la cancelliera Angela Merkel che ha aperto le porte del suo Paese e dell’Unione europea agli immigrati.

 

 

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